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UNA TANA EN ARGENTINA: CAP. PRIMERO (ITA/ESP)

Nel primo capitolo potrei racchiudere i primi 4 giorni.
Voglio raggrupparli perché sono i giorni in cui ancora non avevo focalizzato bene come rigirarmi in questa immensa città e, per timore, mi ero affidata ad un amico.
Stavo quasi dipendendo dal -se lui mi potesse o meno portare da qualche parte in base ai suoi impegni- cosa terribile, perché passavo dalla palla al piede di turno.
Diciamo che prima di partire mi erano state fatte un sacco di raccomandazioni: togliti gli orologi, mi raccomando la borsa perché ti vedono lontano un miglio se vai con una givenchy, non rispondere a nessuno, prendi sempre taxi e che ti portino fino a dove devi arrivare… Ecc Ecc…

LUNEDÌ

Todo comenzò bailando

Sono atterrata lunedì 31 agosto, stanca ma elettrizzata, fortunatamente avevo chi mi aspettava e non mi è toccato prendere un remis (che sarebbe una specie di nostro NCC).
Clima spettacolare, ha toccato i 26 gradi.
È stato il giorno in cui sbrigare le prime cose, come hotel/cambiare gli euro e cose così.
E in un battibaleno già se ne era andata la giornata, conclusasi con un pessimo piatto di pasta al ristorante RIETTI in Paraguay y Borges, che poi sarebbe il ristorante dell’hotel dove stavo alloggiando – BA SOHOTEL – consigliatissimo.
Ma procediamo per gradi.
Il mio amico (da qui in poi F.) mi aveva fatto la gentilezza di prenotarmi nel suddetto albergo, bello ma a buon prezzo, perché di un suo conoscente.
Per me, che sono fissata con gli hotel, andare a scatola chiusa non era il massimo.
La zona era Palermo Soho, quindi almeno per quello ero contenta.
Faccio il check-in e mi fanno subito trovare la camera pronta alle 10:30, perfetto.
Salgo e la stanza è E N O R M E, finalmente una signora stanza di albergo dove mi ci posso rigirare, con una TV degna di questo nome.
Di solito trovi stanze che stando seduta sul letto, con una mano riesci ad aprire la cannella in bagno, con l’altra cambi i canali della TV -non dal telecomando, ma dalla stessa TV che però comunque ti serve il binocolo per vederla- e col piede apri la finestra.
Letto king size con tre morbidissimi cuscini -solo per me-, balcone e…udite udite LA CAMERA ERA PERFETTAMENTE PULITA E SENZA LA TERRIBILE MOQUETTE!
A pranzo ho mangiato dei sorrentini, che altro non sono che tortelli, al nero di seppia e ripieni di salmone..con qualche totano preso e messo lì sopra..così, al caso.
Quando ho ordinato mi hanno pure detto che erano specialisti della pasta italiana..quindi la sera l’ho voluta provare..gli ho voluto dare fiducia diciamo.
Scotta, sciapa, quelle povere penne che sguazzavano assieme a dei pezzetti di salmone in una brodaglia al vago sapore di pesce. L’ho pienata di sale, ma nulla da fare…e il cameriere che mi diceva “tutto ok?” E io che gli dicevo di si, ma i miei occhi dicevano “avete ucciso la pastasciutta”!
Dopo “cena” per togliermi quel sapore di bocca è stato un lavorone!

MARTEDÌ

Loquita

Eccoci al mio primo appuntamento all’università, in pieno microcentro: 25 de Mayo 221 – laboratorio de idiomas – UBA.
L’edificio quando entri è tutto bianco con dei soffitti infiniti e delle colonne imponenti. Bellissimo. Per andare al 4º piano decido di non prendere l’ascensore, ma risalgo l’immensa scalinata, antica, con gli scalini di marmo levigati da tutte le scarpe che li hanno scesi e saliti, più sali e più le pareti sono rovinate, ingiallite, le porte di legno sbilenche, le sedie mangiate dai tarli, ogni atrio è invaso da fogli di avvisi, post-it, orari di lezioni, volantini…
Arrivo, aspetto la professoressa, una donna gentilissima e simpatica che mi dà l’opportunità di dare l’esame di lingua già la settimana dopo.
Entusiasta esco e mi avvio a piedi verso Paseo Florida.
Prima fermata in libreria con la speranza di trovare il libro di Sancheri “La Pregunta De Sus Ojos” da cui è stato tratto il film Il segreto dei suoi occhi.
Lo trovo: MIO! (A luglio tutte le librerie che avevo girato lo avevano finito).
Dopodiché entro nella Galeria Pacifico, che è un centro commerciale con le grandi marche, e mi prendo un Cappuccino da Starbucks approfittando della Wireless.
Poi faccio un giro, pranzo e mi concedo anche una piega dal parrucchiere…360 pesos di piega… Che col cambio ufficiale sarebbero stati 36 euro…limortacci.
Esco da lì prendo un taxi e arrivo in hotel a riposare un po’…esco e vado fare una passeggiata per Palermo.
Ero intimorita a dire il vero, non sapevo se uscire o meno, poi mi son fatta coraggio.
La zona è incantevole, palazzi carini, ristorantini, negozi belli, strade pulite.
Dopo la mini passeggiata rientro e mi preparo per la sera.
F. mi porta a cena in un ristorante dove tutte le sere c’è uno show di musica Jazz a tema, quel Martedì 1 settembre era Il Jazz nel cinema. Il posto è situato dietro ad un negozio di dischi che si chiama Notorius, in Callao – Recoleta.
Iniziamo a cenare e dalle 21:30 alle 23 hanno suonato, al pianoforte -e voce- c’era un signore anziano simpaticissimo che ogni canzone la introduceva con un aneddoto, al violoncello un ragazzo in carne che aveva un sonno non si reggeva ma molto bravo e alla batteria non ricordo..Non ha richiamato molto la mia attenzione.
Ad un certo punto si è messo a suonare la tromba un attore famoso (a quanto mi ha detto F.) di lì.
Bravi, molto bello.. Sicuramente mi piaceva di più mentre cantava, rispetto a quando suonavano solo.
Finisce la serata e tutti a nanna.

MERCOLEDÌ

Linda

Il mercoledì mi sveglio con la voglia di vedere qualcosa, allora alle 11:30 il mio amico mi passa a prendere anche se devo dire che non è stato un vero e proprio giro turistico, piuttosto un -metti-la-testa-fuori-dal-finestrino-come-i-cani-che-io-non-parcheggio-nemmeno-se-mi-paghi.
Allora, dal finestrino, ho visto Piazza Italia/l’ingresso dello zoo/l’ingresso del giardino giapponese/la scultura di Botero-da me soprannominata il gordo ancho/ puerto Madero, unico posto dove ci siamo fermati è stata la Floralis Generica, che in quel momento era chiusa.
Si, perché questo fiore di acciaio alto 23 metri ha un meccanismo che lo fa aprire e chiudere in base all’orario.
Dopodiché a pranzo ad una parrilla in Palermo Hollywood, dove ho mangiato mooooolto lentamente un tipo di carne che si chiama entreña, che a detto di F. doveva essere morbidissima invece la mia mandibola claudicante (si dice per una mandibola?) ne ha risentito, e un flan buonissimo.
Alle 15 la mia “guida” mi riporta in albergo e li sono rimasta…addormentandomi. Sono uscita solo per andare a fare due passi verso le 19.

GIOVEDÌ

Como yo le doy

Questo è il giorno in cui ho detto, che si fottano tutti, sono dotata di piedi e polmoni, esco e cammino, che mi frega se sono da sola.
Mi avvio verso un centro commerciale li vicino che si chiama Alto Palermo (Av. Santa Fe), prima tappa colazione da Starbucks -più forte di me adoro i cappuccini loro- e subito dopo passo da cuspide (i due negozi sono comunicanti) per comprare un libro su cui dare una ripassata di spagnolo in vista dell’esame.
Da lì raggiungo il centro commerciale, volevo comprare qualcosa per il venerdì è il sabato, dato che mi avevano detto mi avrebbero portato a ballare.
Mi provo ogni cosa da kosiuko (ma che cavolo di prezzi ha!!!) e alla fine mi prendo un vestitino della collezione estiva, fa freddo ma se non altro non stono col colore della pelle, visto che sono arrivata nera come la pece.
Prendo un taxi e mi faccio portare a Puerto Madero..non mi posso accontentare così di vederlo dal finestrino.
Arrivo e cammino, osservo, respiro.
Il sole mi scalda. Mi sentivo felice.
Mangio al volo da Mostaza e proseguo a piedi verso la Casa Rosada e per la prima volta entro alla Catedral Metropolitana.
Una bellezza, quanta maestosità, poi nemmeno a farlo a posta c’è stato il cambio della guardia.
Ero emozionata, mi sentivo veramente fortunata a ammirare tutto ciò, sono stata lì dentro circa un’ora e mezzo, mi volevo godere ogni singolo dipinto, ogni scultura, ogni guglia dorata.
Esco di li e vado di nuovo verso la Galeria Pacifico, ma solo fino a dove mi prendeva wireless per avvertire tutti che ero viva e vegeta.
Torno in albergo, doccia e un grande punto interrogativo nella testa… Che faccio stasera?
Finché non mi scrive F.
Andiamo a cena in un locale molto bello, ben frequentato, una sorta di Colle Bereto che però fa anche cena, con una terrazza dove dopo cena mettono musica.
Ok…c’ero già stata li -si chiama Vita (che si trova sempre verso Palermo / Darwin) – e se devo essere sincera in gruppo è molto meglio che in due.
Non sapevo che mangiare e ordino un risotto…chi me l’ha fatto fare?
Sembrava il riso con le verdure che ti danno all’ospedale, buttato giù a forza con un cazzotto in petto.
Tra una chiacchiera e l’altra però la stanchezza dei 9 km fatti a piedi nel pomeriggio si fanno sentire e non so perché non sia voluta rimanere lì per un cocktail e quindi mi faccio portare in hotel.
Così si conclude il primo capitolo. Niente “noche loca de los mil tequilas”. Niente “bailecitos”. Solo risi scotti e nanne, ma con gli occhi stracolmi di luoghi nuovi e meravigliosi.

ESP

En el capítulo primero podría juntar los primeros 4 días. Quiero hacer así porque son los días en los cuales no había enfocado como manejarme en esta semejante ciudad y, por miedo, confíe en un amigo.
Era casi como si dependiera de -si el pudiera o no llevarme a algún lado en base a sus cosas- cosa terrible, porque parecía una hincha pelotas.
Digamos que antes de partir me hicieron un montón de recomendaciónes: quítate los relojes, guarda, no vaya con la cartera ginvenchy que te sacan la ficha ahí nomas que sos extranjera, no contestes a nadie, tomate siempre un taxi que te lleve hasta donde tenes que ir.. Etc etc…

LUNES

Todo comenzò bailando

Aterricé el lunes 31 agosto, cansada pero excitada, por suerte había quien me vino a buscar y no me toco tomarme un remis.
Traje el sol me parece..clima hermoso, toco los 26 grados.
Es el día en el cual hacer las primeras cosas como Hotel/desarmar las valijas/cambiar plata y cosas así.
La jornada pasó ahí nomas, terminada con una pasta seca feísima en e restaurante RIETTI en Paraguay y Borges, que sería el restaurante del hotel – BA SOHOTEL – se lo recomendo!!!
Vamos despacito:
Mi amigo (de acá F.) se ofreció prenotar en el hotel ese, bello y mas barato de los demás porque el dueño es su amigo.
Para mi, que estoy enferma con los hoteles, no me daba para ir sin saber nada de como podría ser.
El barrio per era Palermo Soho, por lo tanto estaba contenta por eso.
Llego al hotel y mi habitación ya esta lista, a las 10:30 de la mañana, perfecto.
Subo al primer piso, habitación 14, y… Es ENORME, con un tele digno de ser llamado tele.
Usualmente encontras habitaciones que quedándote sentada en la cama con una mano podes abrir la canilla en el baño, con la otra cambias los canales del tele -y no del control remoto, sino del tele mismo / que pero sirve el monóculo para verlo- y con el pie podes abrir la ventana.
Cama king size con tres suaves almohadas – solo para mi – balcón y … Todo estaba bien limpito y no había ni un pedacito de moquete!
Almorcé con mi “ángel de la guarda”, pedí sorrentinos al nero de seppia rellenos de salmón… Y algunos pescados tirados arriba.
Mientras comíamos me dijeron que hacían una pasta seca italiana riquísima y yo, por cena, la quise probar, confíe..digamos.
Estaba demasiado cocinada, sin sal, aquellas pennas pobrecitas nadando juntas a pedazo de salmón en un liquido con sabor medio parecido a pescado. La rellené de sal, pero no tenía chance de volverse en rica.
El mozo me preguntaba “todo bien, le gusta?” Y yo que queres que haga! Le respondía que si, pero mis ojos decían “la mataron a la pasta bóludo!”
Después de la cena para quitarme de la boca ese sabor horrible tuve que trabajar mucho!

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MARTES

Loquita

Llegó el día de la primera cita en la universidad, en pleno microcentro: 25 de Mayo 221 – laboratorio de idiomas – UBA.
La planta baja del edificio es toda blanca con unas columnas infinitas. Bellísimo.
Para ir al 4º piso quiero subir por la inmensa escalera y no con el ascensor, antigua, con los escalones alisados por todos los pies que los pisaron.
Mas que subo y mas que las paredes son arruinadas, amarillas, las puertas torcidas, las sillas comidas por las termitas, todo repleto de hojas con avisos, post-it, horarios de las clases..
Llego y espero a la profesora, una mujer amable y simpática que me dá la oportunidad de rendir el examen de idioma ya la semana que viene.
Entusiasmada salgo y voy hacia paseo Florida.
Primera parada: librería El Ateneo para comprar el libro de Sancheri “La Pregunta De Sus Ojos”.
Lo encuentro: MIO! (En julio todas las librerías donde fui lo habían terminado).
Después voy al shopping Galeria Pacifico y me tomo un Capuchino en Starbucks aprovechando del Wifi, doy una vuelta, almuerzo y me voy a la peluquería… 360 pesos para lavar y secar… La concha de su hermana!
Salgo de ahí me tomo un taxi y llego al hotel para descansar un poquito, pero prefiero salir de vuelta y pasear por Palermo.
Tenía miedo en verdad, no sabia si salir, pero me hice coraje.
La zona es hermosa, limpia, repletas de restaurantes copados y tiendas lindas.
Esco da lì prendo un taxi e arrivo in hotel a riposare un po’…esco e vado fare una passeggiata per Palermo.
A la noche me pasa a buscar F. y me lleva a comer a un restaurante en donde cada noche hay un show de Jazz, ese martes 1 septiembre el tema era El Jazz En El Cine,
Ese local queda atrás de una tienda de discos que se llama Notorius, en Callao – Recoleta.
Empezamos a cenar y de las 21:30 hs a las 23 tocaron, pianoforte y voz : un señor anciano muy simpático que para cada tema contaba una anécdota; violonchelo: un chico medio gordo que tenía un sueño que no se quedaba parado, pero muy bueno para tocar y a la batería…no se, no me llamo mucho la atención. En un momento empezó a tocar un actor famoso (o sea yo no lo conocía pero F. me dijo así).
Todo muy lindo, hermoso.. Seguro me gustaba más cuando cantaban de cuando tocaban solamente.
Ad un certo punto si è messo a suonare la tromba un attore famoso (a quanto mi ha detto F.) di lì.
Termina todo y todos a dormir…

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MIERCOLES

Linda

El miércoles me despierto con ganas de ir a conocer algo, entonces a las 11:30 hs mi amigo me pasa a buscar, aunque no fue una verdadera vuelta para una turista, sino un metes-la-cabezita-afuera-del-vidrio-como-los-perros-que-yo-no-estaciono-ni-en-pedo.
Así que de la ventanilla del auto vi Plaza Italia/el entrada del jardín zoologico/la del jardín japonés/la escultura de Botero a la que le di el apodo gordo ancho/ puerto madero; el solo lugar donde bajamos fue a la floralis genérica, que en aquel momento estaba cerrada.
Si porque esa flor de acero, que mide 23 metros en altura tiene un mecanismo que le permite abrirse o cerrarse en base al horario.
Después almorzamos a una parrilla en Palermo Hollywood, comi una entreña, muuuuuyyyyy despacio, F. Me dijo que era muy tierna como carne y nada que ver -preguntenlo a mi mandíbula- y un flan riquísimo.
A las 15 hs mi “guía” me lleva al hotel y ahí me quede…dormida.

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JUEVES

Como yo le doy

Ese es el día en el que me dije: que se jodan todos, tengo pies y pulmones..salgo caminando, no me importa un carajo si estoy sola!
Me voy hacia el Alto Palerno (Av. Santa Fe), primera parada: desayuno en Starbucks – es mas fuerte que yo me gustan los capuchinos..muchoooos- enseguida paso por la librería cúspide para comprar un libro para repasar castellano.
De ahí alcanzó el shopping, quería comprar algo para salir el viernes y el sábado, dado que tenía que ir a bailar y algo así (y no fue así…bueno ya esta).
Me probo toda Kosiuko (pero tiene precios carísimos lpm), al final me llevo un vestidito de verano re lindo que pega muy bien con mi bronceado, dado que llegue negra como no se que.
Tomo un taxi que me lleva a Puerto Madero… No podía contentar de verlo desde la ventanilla de un auto!
Llego, camino, observo, respiro.
El sol me calienta.
Me siento feliz.
Como rápido en Mostaza y voy para la Casa Rosada, plaza de Mayo, el Cabildo y entro por la primera vez en la Catedral Meteopolitana.
Una belleza, majestosa, y no a hacerlo a propósito vi el cambio de la guardias.
Me sentía emocionada, afortunada, admirando todo eso, me quede ahí adentro como una hora y media, quería disfrutar de cada pintura, cada escultura, todo.
Salgo y alcanzo la entrada de la Galería Pacífico solo para engancharme al wifi y dar señales a quien me estaba buscando.
Vuelvo, ducha y una pregunta en mi cabeza… Que voy hacer a la noche?
Hasta que no me escribe F.
Me lleva a un local re copado, con una terraza arriba que se pone después de la cena.
Ok, ya fui ahí -se llama Vita (que queda en Darwin) – y si tengo que decir la verdad es mucho mejor en grupo que en dos…
No sabia que comer y pido un risotto… Quien me lo hizo hacer?
Parecía comida del hospital!!! Lo comí, una patada en el pecho y listo!
Charla atrás charlas, llegó el cansancio por lo 9 km que hice caminando y no me daba para quedarme ahí, entonces pido a F. de llevarme a dormir.
Así termina el primer capítulo.
Nada de “noche loca de los mil tequilas”.
Nada de “bailecitos”.
Solamente risottos sin sabor y kilómetros atrás kilómetros, pero con los ojos repletos de lugares nuevos y hermosos.

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UNA TANA EN ARGENTINA: INCIPIT

Si può.
Si può smettere di dare quella sorta di continuità tra te e la moglie di.
Si può.
L’ho fatto.
È stato bellissimo, ero io, me, Mari, Maria Elena, la tana o in qualunque altro modo sia stata chiamata… Ma ero solamente IO!
È stata un’esperienza fantastica, ci sono stati alti e bassi, ma i “bassi” li ho sfruttati perché diventassero “alti”.
Non è importato se fossi da sola, se chi mi aveva promesso di portarmi a conoscere la città è ritornato improvvisamente sui suoi passi.. Io..da sola.. Ho conosciuto molto di più di ciò che mi avrebbero portato a conoscere.
Allora gambe in spalla e telefono in mano per fare foto.
Anche se le foto più belle sono quelle impresse nella mente.
Ho il brutto vizio di fissare, di incantarmi osservando, ma è solo che voglio racchiudere determinate immagini nella mia testa.
Sono stata padrona di ridere a squarciagola, di piangere, di camminare km, di stancarmi, di addormentarmi all’ora che più mi piaceva, di mangiare senza orari.. Senza che nessuno mi guardasse male, senza che nessuno mi dicesse così non si fa, senza che mi dicessero facciamo una sosta.
Da più piccola mi chiamavano trottola (oltre che Mary Poppins).. E questo spirito non l’ho perso e me ne compiaccio.
Trottola perché praticamente avevo il dono dell’ubiquità e mai mi fermavo, Mary Poppins per il mio diffondere sorrisi e semplicità..lo zucchero con cui la pillola va giù (banniamo i doppi sensi grazie, sempre stata sana e lucida).
Essere sola mi ha permesso di pensare, riflettere su tante cose, sembra una cavolata, ma un giorno da sola però con la tua rutine non ti permette di farlo.. L’ho potuto fare solo estraniandomi dal mio contesto.
Se mi sento più matura? No.. Non voglio dire questo, ma forse che ho maturato delle mie idee, il mio approccio con determinate situazioni.
Ecco..Questo sì.
Ho conosciuto luoghi, persone, ho ballato fino allo sfinimento, ho coltivato amicizie che prima erano solo conoscenze e ne ho iniziate di nuove.
Ho studiato e ottenuto ottimi esiti.
E sono molto orgogliosa di come ho gestito, da sola, i miei primi step nell’avventura della convalida della mia laurea a Buenos Aires.
Da qui partirà la mini rubrica di Una Tana En Argentina…

Ps: ecco ora rileggete il tutto con questa in sottofondo…poco prima di arrivare mi dissero che sarebbe stata la canzone per la mia presenza a Buenos Aires..la colonna sonora del mio viaggio. Da lì volente o nolente la sentivo in ogni angolo, in taxi, da una macchina ferma al semaforo, in discoteca…

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Se puede.
Se puede terminar de ser solo la esposa de.
Se puede.
Lo hice.
Fue hermoso, era yo, mi misma, Mari, María Elena, la tana o en cualquier otro apodo que me dieron.. Pero era YO!
Fue una experiencia fantástica, tuve altos momentos y también bajos, pero a los bajos los volví en altos.
No importo si estuve sola, si quien me prometio llevarme por todos lados me dejò plantada, porque yo..sola… Conocí mucho mas de lo habría podido conocer con una “guía” cualquiera.
Entonces caminar y con el teléfono en la mano para sacar fotos.
Aunque las fotografías más bellas son aquellas que te quedan imprimida en la cabeza.
Tengo el feo vicio de mirar fijo, pero es que quiero encerrar en mi determinadas imágenes.
Fui dueña de mi reír en voz alta, de llorar, caminar kilómetros, de cansarme, quedarme dormida a la hora que mas me gustaba, comer sin horarios algunos, sin que nadie me mirara feo, sin que nadie me estuviese diciendo “así no se hace” o “por favor paramonos”.
Cuando era mas chica me llamaban peonza (además que Mary Poppins)… Y yo esta onda nunca la perdí y me alegro por eso.
Peonza porque iba por todos lados y nunca me paraba, Mary Poppins por mi regalar sonrisas y simplicidad… El azúcar que endulza todas las purgas.
Estar sola me permitió pensar en muchas cosas, parece una boludes, pero aunque cuando este sola pero en tu rutina no te permite hacerlo… Pude solo cambiando mi contexto.
Si me siento mas madura?
No..no quiero decir eso, pero cambiaron algunas ideas, mi aproche con determinadas situaciones..
Eso si.
Conocí lugares, gente, bailé un montón, cultivé amistades que antes eran solamente conociencias y empezé nuevas.
Estudié con éxitos.
Estoy muy orgullosa de como maneje, sola, mis primeros pasos en esta aventura que es la reválida de mi titulo de abogacía en Buenos Aires.
De acá comienza “Una Tana En Buenos Aires”…

Pd: bueno, ahora lean de vuelta escuchando ESE TEMA: pocos días antes de partir me dijeron que iba a ser el tema por mi presencia en Buenos Aires, la “soundtrack” de mi viaje.
De ahí, queriendo o no, la escuchèpor todos lados, en taxi, de un auto parado en el semáforo, en un boliche…

Foto copertina: Agustin Piluso
Su instagram potrete seguire la gallery del mio viaggio con l’hashtag: #unatanaenargentina

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Foto copertina: Agustin Piluso
En instagram pueden seguir mis viaje con el hashtag : #unatanaenargentina

 

#sunshinedaughtersgotolondon

Mercoledì 25 giugno:

Ed eccoci di nuovo qui.
Avremmo potuto scegliere un luogo caldo e con il mare cristallino, invece ci ritroviamo con la nuvoletta di Fantozzi sulla testa e il keyway a portata di mano… Però quanto è bella Londra.
Siamo arrivati a Stansted nel pomeriggio e ci siamo fatti un’ora e un quarto di pullman nella campagna inglese con quel prato verde vivo e quelle case a mattoncini rossi e rifiniture bianche, poi siamo entrati costeggiando la city, il tower bridge, fino ad arrivare a Victoria Station.
Nei sedili davanti al nostro c’era una ragazza tanto disponibile, Martina, che ci ha dato tantissime dritte per la metropolitana e con cui ci siamo accordati per vederla uno dei giorni che staremo qui.
Siamo arrivati a casa di zio che già aveva preparato la cena, dopo aver mangiato siamo andati a camminare.
Camminare significa: CAMMINARE.
Quindi dal numero 3 di Queensberry Place siamo andati a Sloan st. dove abbiamo trovato dei pub e bar frequentatissimi.. Sembrava quasi di stare in una zona di mare!
Poi Fulham Road e Old Brompton Road, allora Kings St. per poi costeggiare tutto il Museo delle Scienze Naturali fino ad arrivare al teatro (a scriverlo sembra più facile che a farlo).
La cosa esorbitante è quanto per le vie di Chelsea, zona meravigliosa, ci sia un pullulare di ristoranti, pullulanti a loro volta di persone.
I pub pieni di inglesi, per lo più persone che si rilassando tra chiacchiere e birre dopo essere usciti da lavoro.
Le strade sono profumate di foglie e gelsomini, le luci delle case soffuse che passano per le trame delle tende, gli enormi “giardini condominiali” chiusi dietro altissime cancellate, l’aria fresca della sera che ti pizzica sul viso e il cielo luminoso fino a tardi.
Se mi regalassero una casa a Londra sicuramente la vorrei qui..tra Chelsea e South Kengsinton, ma a giudicare dai prezzi che vedo nelle migliaia di vetrine delle agenzie immobiliari, credo che nessuno me la possa mai regalare!!!

Giovedì 26 giugno:

Ci siamo messi in marcia per le 9:30.
Quest’anno abbiamo optato per la metropolitana che è ben servita, l’anno scorso abbiamo camminato fino a non avere più la pianta del piede!
Sul presto siamo andati a Covent Garden e Leicester Square poi siamo passati da Oxford Circus, Oxford Street, Leicester Square e Covent Garden!!!
Perché a noi ci piace vedere i negozi!!!
Ad Hyde Park Corner ci siamo visti con Martina e siamo andati a prenderci un caffè.
Alla sera invece siamo andati con zio a Soho, nel quartiere cinese.. A mangiare in un ristorante cinese. Cosa? Di tutto!!! Posso dire che non ha nulla a che vedere con quello che trovo in Italia, neanche nel migliore tra i migliori di Milano-Firenze-Roma: tre tipi differenti di ravioli, un’infinità per tipo, riso con spiedini di pollo fritto, uova e verdurine varie, poi pollo con verdure in una ciotola di salsa strana (pollo che poi di pollo non aveva nulla, ma era finto pollo fatto col tofu) e melanzane (perché, come ha proposto zio, la verdura ci sta bene dopo tutta sta roba. Sì, peccato che di melanzana c’erano 5 mm cubici sospesi dentro una bolla di pastella). Poi salse su salse su salse.
Per digerire siamo andati camminando ovunque.
Abbiamo visto da fuori un ristorante in una traversa di Oxford St. dove avremmo dovuto cenare quella sera, ma non c’era posto: posto surreale con delle pareti bordeaux tempestate di quadri, dal pavimento fino all’alto soffitto e lampadari di cristallo come se non ci fosse un domani.
Dopodiché, come il Signore vuole che sia sui cieli di Londra, ha iniziato a piovere..allora tutti in metro fino a casa.

Venerdì 27 giugno:

Siamo usciti un po’ più tardi oggi, perché dovevamo aspettare “l’omino del gas”.
Quindi gambe in spalla verso Carnaby Street, quindi Piccadilly Circus, Regent Street e zone attigue, di nuovo Oxford Circus, Oxford Street e… New Bond street per andare a vedere il tanto bramato Victoria Secrets… Palazzo bellissimo, interni bellissimi, con una scala bellissima, come di cristallo…però pieno di donne impazzite alla ricerca della mutanda dell’anno, sacchettate di roba, facevano a gara a chi aveva la borsa più piena.. Di cosa non si sa, visto che i banconi con la merce esposta erano diventati come le bancarelle del mercato intorno allo stadio a Siena, gli uomini ovviamente spalmati sulle scale o a far tappezzeria appoggiati alle pareti, stremati dal tunnel dello shopping… Noi abbiamo fatto invece un breve giro panoramico e siamo usciti all’aria aperta poco dopo essere entrati.
Giornata fantastica.
New Bond Street nasconde delle perle, come ad esempio abiti di JOVANI in una carissima boutique a due piani, il piano sopra cose carine, quasi tutte bianche, nere e grige, al piano sotto dei veri e propri gioielli: abiti lunghi ed elegantissimi tempestati di Swarovski, oppure con ricami che ti andavano a coprire le parti del corpo da nascondere per lasciare nude e avvolte in un tulle di seta le altre.
Siamo scesi sino all’inizio di Green Park e poi via di nuovo a casa.
Riposino veloce, doccia e poi all’aperitivo al Victoria & Albert Museum appena dietro l’angolo.
Fino a luglio ci sarà la mostra della moda, con la storia dei grandi designer e un’area dedicata tutta agli abiti da sposa ed ogni venerdì organizzano un aperitivo con bella musica, installano un bar circolare al centro dell’ingresso dove si possono gustare drink o approfittare per fare qualche “salto” oppure fare quattro chiacchiere nella favolosa corte interna con il giardino.
La cosa è finita molto presto e, anche se non eravamo poi così stanchi, abbiamo fatto un giro lungo per rientrare a casa, a causa delle mie nuovissime Dr.Martens che mi stavano scartavetrando la caviglia 😀 !

E così è arrivato il sabato.

Sabato 28 giugno:

Il tempo non era dei migliori oggi e volevamo dedicare spazio alla National Gallery.
Ci siamo messi in cammino dicendo: “oggi facciamo senza metro”.
Nella strada su cui fa angolo il museo delle scienze naturali c’è una chiesa anglicana, dal cui angolo a sua volta parte una vietta che per le macchine è a sfondo chiuso, per chi non è motorizzato invece può andare avanti e scoprire delle perle nascoste… Camminando sempre in direzione dritta si sbuca davanti ad Harrods, ma in queste vie strette è come se si camminasse in un altra città, a me ha dato l’idea di un paesino d’inverno che affaccia su un porto. Vi ho trovato anche due negozietti vintage meravigliosi con delle borse da capogiro (se a settembre ci sarà ancora mi farò prendere da zio la gigantesca Celine tutta rossa…).
Arrivati in Old Brompton Road ci siamo fermati finalmente a fare colazione da Paul: cappuccino con un doppio strato di schiuma di latte e un macaron gigante al pistacchio!
Fuori continuava a gocciolare ma non ci potevamo fermare!
Allora in marcia verso Buckingham Palace, passando per Green Park.
Una fiumana di persone dalle aspre ascelle era addossata sui maestosi cancelli del palazzo per vedere il cambio della guardia.
(Come faranno quelle guardie a stare sotto quei Cappelloni neri!!!)
La banda suonava Goldfinger e loro marciavano.
Dopo un’ora passata lì davanti tra pioggia e squarci di sole… Ci siamo incamminati verso Piccadilly.. E lì sì che è venuto giù il diluvio!!!
Ci siamo rintanati a prendere un caffè, appena è spiovuto siamo andati verso Trafalgar Square, dove c’era il cuore del Gay Pride, e siamo andati alla National Gallery… Dipinti a dir poco meravigliosi, finalmente ho visto con i miei occhi quei quadri di quegli artisti che mi hanno stregato sui libri di storia dell’arte: Botticelli, Tiziano, Monet, Manet, Van Gogh, ecc ecc…
Nel pomeriggio poi ci siamo fatti una passeggiata a Portobello Road, dove finalmente ho trovato una paglietta in feltro della mia taglia!
Dopodiché a casa stanchi morti, ma con occhi sazi, con le nostre more, i lamponi, yogurt e sushi!

Domenica 29 giugno

Ultimo giorno a Londra per quest’anno.
Oggi è domenica ed il fine settimana è da dedicare ai mercatini.
Allora siamo andati verso Bricklane, uno dei più interessanti della città.
La zona non è di certo la City nè Chelsea, ma  quando c’è il mercato, appunto, è veramente caratteristica.
Siamo scesi dalla metro e ci siamo incamminati dopo aver chiesto delle indicazioni, così imbocchiamo una via lunga.
I muri dei palazzi sono abbelliti dai murales (da notare il verbo: abbellire; eh si perchè sono proprio belli)
Il primo posto dove siamo è entrati è un mercato con il cibo, da prendere e mangiare lì..in piedi o seduti nei muretti o sui marciapiedi, c’è di tutto..cose orientali, cose tipiche italiane, americane, messicane.
Sempre sotto lo stesso capannone c’erano bancarelle vintage di ogni genere poi abbiamo salito delle scalette dove invece si trovavano delle esposizioni di opere.
Quando siamo usciti abbiamo visto una porticina nera un pò losca, sempre lungo quel marciapiede, altro non era che un mercatino vintage sotterraneo.
Colti dalla fame e dal profumo di empanadas siamo usciti di lì e passati all’angolo opposto poco più avanti, ma abbiamo resistito e le abbiamo prese al ritorno.
In un’altra aerea c’erano altri banchi e negozietti.
Questo mercato era una cosa infinita, non terminavamo mai di infilarci in vicoli e piazzette!!!
POi camminando camminando ci siamo ritrovati nella city, abbiamo camminato fino a Liverpool Station e siamo andati a Covent Garden a fare merenda con una bella fetta di Red Velvet.
Stasera siamo andati al SushiSamba, posto fantastico cibo superlativo.
Siamo rimasti molto soddisfatti.
Con l’ ascensore siamo arrivati penso in 5 secondi al 38° piano, una vista mozzafiato, cortesia dello staff 10 e lode.
Fanno un sushi rivisitato con ingredienti sud americani…: F A N T A S T I C O!

Lunedì 30 giugno

Eccoci in partenza..Italia arriviamo e tra due giorni si va a Creta!

Parigi

75310_113199752079934_7814947_nAvete mai visto “Midnight in Paris” del grande Woody Allen?

Ho adorato quel film. E’ come io vedo Parigi, un luogo colmo di magia; nel film c’ è un raffinato viaggio nel tempo notturno che si ripete ogni notte, durante il quale il protagonista fa la conoscenza di immensi artisti e dei loro intrecci privati. Romantico.

Come romantica è questa città.

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Incantevole, da rimanere a bocca aperta ad ogni angolo svoltato, per le sue bellezze, per i suoi vicoli immersi nel profumo delle panetterie, per il suoi lampioni, per il dorato delle sue statue, per la sua storia.
A Parigi c’ è un’ atmosfera che non trovi in nessun posto, è tutta sua..inimitabile.
L’ ho visitata spesso e anche quando il tempo è grigio rimane ammaliante.

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Ho alloggiato sempre a casa di mio zio nell’ Ile-Saint Louis, l’ isolotto sulla Senna, collegato a quello de la Cite, dove invece si trova Notre Dame. Lì è come un piccolo borgo, con tutte le sue stradine, piene di pasticcerie, negozietti d’ antiquariato e vintage, di creperie, di alimentari, quelli specifici che vendono solo quei formaggi squisiti francesi, la propria chiesa e la propria scuola.

Ogni mattina mi risvegliavo con il profumo delle brioches appena sfornate (dato che il retro bottega del forno era proprio nel retro della palazzina)…
Penso che non ci sia odore migliore per il buongiorno!
E poi da lì, cuore della città, me ne andavo rigorosamente a piedi a visitarla.

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Mi sono spulciata ogni lungo Senna, ogni traversa e ogni strada principale.
L’ ho respirata.

Ho osservato e impresso tutto nella mente per riuscire a portarmi a casa ogni sensazione.
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Chi crede che un viaggio a Parigi sia banale, dal canto mio, credo si sbagli, perchè è un luogo che ogni qualvolta tu vada ti sa dare nuove emozioni.