Che rumore fa la felicità?

“Che rumore fa la felicità?” se lo chiedevano i Negrita in un album che ho amato, quell’amore puro che si riserva solo alle cose davvero speciali.
Me lo sono chiesto anch’io in una sera freddissima di un novembre scanzonato nella Maremma, che è sempre casa e sempre amore, la mia terra. La stessa che ti porta ad allontanarti, alle volte, ma a cui non puoi non fare ritorno perché un pezzo di cuore ce lo lasci. Una cena, una degustazione per meglio dire.
Una cantina, in campagna.
Persone, risate, odori e profumi.
Fai girare il vino nel bicchiere per “avvinarlo”, degustarlo.
Rosso, grazie.
Parole, confuse e molte. Parlare di tutto e di niente.
Una coperta con le cravatte, che vorrei anche solo per ricordarmi che gli uomini, quelli con la “U” maiuscola, non si sono estinti definitivamente.
Cibo.
Ed ancora vino e risate.
Mio fratello non di sangue, ma alla fine il sangue conta poco, che senza di lui le mie giornate sarebbero perse ma, soprattutto, sarei persa io.
Libri e ricette.
Bambini che colorano e la voglia di portare avanti ideali comuni.
Dolci, tanti.. troppi.
Finire la serata in una casa che sembra una bomboniera.
Tortini alla mela, poltrona e coperta.
Le fusa di un gatto.
Ancora risate come se piovesse e forse piove davvero, ma poco importa.
Sorridere.
Perché la felicità alla fine è questo: ridere e sorridere.
In serate che iniziano in un posto e finiscono in un altro.
Con la “famiglia” nata sulla strada che davvero abbiamo scelto.

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