Archivio mensile:febbraio 2015

Tendenze Jeans P/E 2015

I jeans sono uno di quei capi irrinunciabili, di stagione in stagione, di anno in anno.
Un evergreen.
Il denim non delude mai.
Cosa c’è di più chic di un jeans, una shirt bianca, rossetto rosso, manicure impeccabile e…una 2.55 (beh per la Chanel..magari)?
Allora vediamo quale sia la tendenza per la primavera che sta arrivando.

BOYFRIEND:
Ce li abbiamo nell’armadio da circa 5 anni e si possono abbinare perfettamente sia con le sneakers che con eleganti decolleté. Sono a vita bassa e ci “sfuggono” come quelli che avremmo potuto rubare al nostro fidanzato.

MUM jeans:
Sono i jeans che sembrano rubati alla mamma, quelli con il colore un po’ consumato sulle cosce, con il risvolto in fondo perché sennò sarebbero un po’ larghetti e con la vita alta.

CROPPED:
Sono tagliati a metà polpaccio e più o meno larghi, fino ad arrivare alla gonnapantalone.

 
A PALAZZO:
Rivivono un momento al TOP, dopo gli anni ’70; sono molto ampi fino a coprire la scarpa e toccare terra.


A ZAMPA:
Anche loro tipici degli anni ’70, sono tornati da un bel po’ e non passano di moda..

SKINNY:
Lisci o con strappi sulle ginocchia, eleganti con un tacco o dandy con un chelsea boot.

Ringraziamenti di Laurea

Di solito nella tesi di laurea ci si mette una citazione o una pagina dedicata ai ringraziamenti.. io, sbadata, non l’ho messa.
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Ma rimedio con questo post..
Anche perché in una paginetta come si fa a ringraziare chi merita di essere ringraziato?!
Vorrei iniziare coi miei genitori che mi hanno consentito questo percorso, lo hanno finanziato anche.. Tra tasse, case in affitto, bollette e quant’altro.
Poi ci sono i compagni di corso all’universitas senarum, in particolar modo Chantal, Letizia,  Francesco, Alessandro e gli altri amici siciliani.
Con loro ho ripassato, mi sono confrontata, con alcuni mi lanciavo le palline di carta in biblioteca al terzo piano.. E chi più ne ha più ne metta!
Davide di Reggio “Caraibi”, come diceva lui, due anni avanti a me e suo cugino Otello, il “lucignolo” della situazione (in senso buono caro Otello se mai leggerai queste due righe).
I miei primi coinquilini Samuele e Federico (e Willy perché tanto era sempre a casa nostra) e Baby.. Che risate!
Ringrazio Giacomo, anche grazie al quale ho conosciuto una delle mie migliori amiche Giusy.
Lei studentessa esemplare di giurisprudenza, ma tutta matta nel suo genere. Adorata da sempre.
Vorrei ringraziare Firenze e i ricordi fantastici che racchiude.. La mia gemella Federica (che si faceva gli schemi logici in cartelloni immensi) e le mie meravigliose amiche Michela e Martina Orrù e Rossella Le Voci.
I gelati di Badiani su viale de’Mille tra appunti e chiacchiere.
Veronica, mia coinquilina (nonché amica, nonché compagna di banco del liceo) in quel di via Guelfa 17.
Con lei ho condiviso risate e anche scleri per il puzzo di fumo cosa che non tolleravo e tuttora non tollero, ma le cucinavo comunque sempre volentieri le sue zuppe, ahah!
Vorrei ringraziare anche la famiglia della mia gemella Orzati, per essere stata punto di riferimento in una città lontana dalla mia di famiglia.
Dopodiché quelle due aretine matte delle mia coinquiline in via Ghibellina.. Clarindius e La Marta.
Grazie alla persona speciale di Leonardo per aver irradiato la mia permanenza a Firenze della sua simpatia contagiosa e per avermi sempre ricordato di studiare, che in famiglia un laureato e ci vole!
Grazie a Pitti Immagine Uomo che ogni sei mesi faceva si che mi potessi pagare qualche sfizio e lo YaB (Armando, Niccolò e Lorenzo) per tenermi al freddo e gelo di quel portone 5 sere su 6.
Grazie a Trenitalia che è stata come una biblioteca per me, ho studiato più sui treni che seduta ad una scrivania.
Ad Irini ed Evita, koukles mou, che mi portavano a prendere i caffè più lunghi della storia e io imperterrita che credevo di poter studiare mi portavo dietro fogli e libri.
Grazie a Milano, allo zio Pito Fabio Lucarelli che me l’ha fatta conoscere e alla mia balia Giacomo Crocini che accoglieva me e i miei evidenziatori ogni settimana per 6 mesi, che come ho fatto io a dare gli esami se ero sempre in giro Dio solo lo sa.
Grazie a Elenina e i nostri figli: costu e proce.
A Letizia Pemoni e le nostre avventure, nonché le corse nei corridoi degli alberghi, dove i libri venivano messi da parte.
Alla mia socia Gab che mi accompagnava a lezione di procedura penale, sorbendosela.
A mio marito.
Ad Andrea Pasini, che mi ha dato la spinta per ricominciare.
Ai miei nonni che stavano aspettando con ansia questo momento.
A mio zio Marco.
A chi si è sorbito le mie angosce pre-esame e i miei “non so un cazzo” da quando ho ricominciato, cioè Justyna, Fabiana e Nicolas, Gianfilippo e Valentina, Mattia, Martina; grazie a chi ha avuto il coraggio di accompagnarmi e quindi sopportarmi la mattina stessa dell’esame Giulia prima e Emanuela e Rosa  poi.
Grazie a chi ha creduto in me e mi ha sempre spronato anche nei momenti di sconforto.
Grazie anche a chi non ha creduto in me ma comunque mi ha spronato perché alla faccia loro dovevo dimostrare che si sbagliavano.
A mio suocero Armando che ci tiene tanto.
Ai gruppi Facebook campus live e Fifa da esami dove mi sono potuta confrontare con gli altri studenti.
Ai compagni della Niccolò Cusano con cui ho stretto Maria Giulia, Riccardo, Pasquale e il simpaticissimo Simone del polo di Rieti.
E ancora grazie alla mia famiglia e a mio marito Luis.
E poi ancora grazie alla Verofedo, Niccolò e Cinzia, Cristina, Ketty e Tano…
Ps: ringrazio anche il professor Baccari di procedura penale, dell’Università degli studi di Siena, che mi ha fatto appassionare a tale materia, in cui poi ho scritto la tesi.
Spero vivamente di non aver dimenticato nessuno che mi è stato vicino in un modo o nell’altro nel mio percorso di studi. Se non vi ho nominato è perché magari avete fatto parte della mia vita sotto altri aspetti.
GRAZIE.

Nonni miei

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I nonni sono quelle persone in cui un nipote trova una sorta di rifugio, una scappatoia dai genitori.

I nonni ti educano viziandoti.
Dopo aver cresciuto i loro figli, si ritrovano noi tra le mani, altri marmocchietti a cui dare tutto l’amore che si può.. Perché se con un figlio devi essere, oltre che amorevole, autorevole, con i nipoti la maschera di severità se la tolgono.
Sono un’ala sotto cui riscaldarsi.
Sono saggi, perché ne hanno vissute tante. E quelli che abbiamo noi della mia generazione hanno passato ostacoli come… la guerra mondiale.
Adesso io ne ho tre, il babbo di mamma è scomparso nel 2003… Era del 20, come Papa Wojtyla; ci raccontava sempre un sacco di barzellette ma il bello è che mentre le raccontava rideva rideva di gusto, perché già sapeva come andava a finire… E noi anche se a volte nemmeno si capiva ci si sganasciava solo per il modo in cui ce la diceva; ci chiamava “palle” a mio fratello e “bella” a me e mi ha insegnato a giocare a carte.
Adesso ho nonna Memi (Noemi), nonna Emilietta (Emilia) e nonno Beppe (Giuseppe).
A maggio, il 18, nonna Emilietta compie 90 anni.
Ha l’ alzaimer e si dimentica le cose.
Ma solo alcune.
La vita le ha regalato tante gioie ma anche sofferenze.
Lei però è una donna forte seppur esile e longilinea.
Oggi sono andata a trovarla casa, dopo essersi fatta 15 giorni in ospedale, piano piano si consuma.
Il ciclo della vita dicesi.
Ha il peso di una piuma, ma la sua persona è sempre così significante.
Mi ci sono sempre rispecchiata tanto.
È sempre stata un’esteta.
Elegante, di classe.
Ha degli occhi di ghiaccio che però ti scaldano il cuore.
Oggi le hanno detto “vede Emilietta ha i suoi nipoti e suo figlio qui, le vogliono bene, è sempre piena di visite” e lei ha risposto “SONO MIEI”… Con la sicurezza e il tono di chi è consapevole che tutto l’amore che ha dispensato verso la famiglia gli è sempre stato riconosciuto e ricambiato.
Ho tanti bei ricordi con lei, che custodisco.
Al mare a Castiglione, in quella splendida casa in cima al colle da cui si poteva vedere tutto il golfo, la colazione in terrazza a picco sul castello..posso ancora sentir il sapore di quel latte con un goccio di caffè e gli spicchi di sole… E poi via giù al mare io e lei e dopo la spesa alla Vegeè per poi tornare a pranzo con nonno.
Il pomeriggio lo passavamo con lui a guardare sotto di noi e ancor più in là, con il binocolo e nonna che si rilassava in terrazza.
Chiudo gli occhi e sento anche gli odori di quei momenti, del sole, del mare, delle agavi in giardino.
Aveva un libro di fiabe enorme – o perlomeno così sembrava a me – mi ricordo mi leggeva Hansel & Gretel, altrimenti in mancanza di quello, guardavamo i quadri appesi al muro e da quelli ci tirava fuori la storia più bella che nemmeno Walt Disney avrebbe potuto ricreare.
I nonni sono un patrimonio.
Ringrazio il signore che mi ha dato la fortuna di conoscerli tutti e che mi ha dato le orecchie per ascoltare le loro storie.
Ma soprattutto la volontà di farlo.
Alcuni le persone anziane le lasciano fine a se stesse, altri si ricordano dei nonni solo quando c’è da battere cassa o avere un regalo.
Non sanno cosa si perdono.
In questi giorni che sono stata con lei, anche con quel filo di voce mi ha detto tanto, perché appena entro in stanza gli occhi le brillano di gioia; “amore” mi dice e mi stringe forte la mano senza lasciarmela più.
La cosa che le preme di più è che sia felice e me lo chiede e richiede: “sei felice amore? Questo è quello che conta!”.
Si fissa nel vuoto e mi dice “penso a te piccina”…
Ma soprattutto il suo pensiero fisso in questi giorni è: “il 17 mi raccomando chiamami subito”.
Il 17 mi laureo e poteva essere benissimo un’informazione che il suo Alzheimer avrebbe cancellato nel giro di uno o due minuti, invece no… Il diciassette!
Vorrebbe tanto star bene e riuscire ad alzarsi, smettere di tossire e poter dormire.
A mio nonno se lo abbraccia tutto e ride delle sue battute, sorride quando nonno racconta di loro da giovani, quando dice che era bellissima e aveva tanti pretendenti.
Anche nonna Memi è venuta con me a trovarla.. Nonna Memi ha l’apparecchio acustico e nonna Emilietta parla con un filo di voce… Io ero l’interprete!!! Si tenevano per mano raccontandosi delle loro passeggiate.
Mi hanno fatto ridere quando parlavano di mio marito: nonna Memi le dice di quanto fosse carino quando arriva e dice “nonna nonna” e nonna Emilietta con tutta la voce possibile “no dice: nona nona”.
Questo sono i nonni, sono l’amore.
Questo post l’ho scritto lo scorso fine settimana.
Mia nonna ci ha lasciati il 16.
Il giorno prima della mia laurea e dopo la discussione quando siamo saliti in macchina la prima cosa che avrei fatto sarebbe stata chiamare per dare la tanto aspettata notizia “mi sono laureata”.
E invece la notizia è stata data a me, la più brutta che potessi ricevere.
Ho chiamato nonno.
La sera ho chiamato nonna Memi, dovevo calmare il pianto prima di sentire lei, che ancora non lo sa.
Le mie preghiere erano e sono sempre per i miei nonni in primis, per la loro salute, per la loro mente, per la loro gioia e forza.
Non vi arrabbiate se non si muovono più come prima, se non sentono bene e dovete ripetere le cose o se addirittura non se le ricordano.