Archivio mensile:gennaio 2014

Caro amico ti scrivo..

Lo avevate anche voi un amico di penna, quello a cui scrivere le letterine nella carta di Hello Spank?
Mi ricordo di averne avuto più d’ uno, maschi e femmine.
Già, anche maschi.
Sì, perchè fondamentalmente ho sempre creduto -o voluto credere- alle amicizie con l’ altro sesso.
Avevo un amico di Arezzo di cui adesso non ricordo nemmeno il nome, poi un’ amichetta spagnola che ho perso di “vista” dopo tre anni di corrispondenza, avevo una mia bis cugina che vedevo solo in estate e durante i restanti 9 mesi le mandavo qualche riga scritta e nella busta ci mettevo una penna con i brillantini, per scrivere sul diario di scuola.
Anche quel diario di scuola era una sorta di raccolta della posta, ce lo passavamo durante la ricreazione, o sottobanco nell ‘ora di inglese, e io scrivevo nel suo, lei nel mio, lui in quello dell’altra e via dicendo (a volte in una pagina trovavi anche una dichiarazione d’amore: “ti vuoi mettere con me? SI o NO” automaticamente sbarravo la casella no).
Al mio primo fidanzatino, che vedevo ogni santo giorno, scrivevo una lettera al dì…dopo 3 anni e mezzo avevo esaurito sia le parole che l’ amore.
Dopo i vent’anni, le lettere già non esistevano più, ormai eravamo già da tempo monopolizzati dal buon vecchio Startac o l’ ericson giallo, poi da quel mattone grigio che era il primo telefono della Tre e adesso siamo lobotomizzati dagli iPhone.
L’ amico di penna non si sa cosa sia.
Tanto meno “l’amico”.
Sono tre gli amici di cui mi sono fidata ciecamente e con i quali ho dormito anche insieme per svariato tempo e che non mi hanno mai sfiorata nemmeno con un dito, amici che vedevo come fratelli e se pensavo ad un risvolto amoroso rabbrividivo.
Dopo un po’ di tempo però, quando magari ti fidanzi o ti sposi, quelle determinate amicizie coi maschi, con cui ti confidavi senza riserve e consideravi asessuati, decidi di cambiarle (ovviamente).
E ti fermi a pensare, anche alla luce della società di oggigiorno: “sei sicura che se tu avessi fatto capire qualcosa a quei tre amici, anche nolendo, loro si sarebbero poi tirati indietro? ”
E qui casca l’ asino.
“No, non sono poi così sicura”.
Questa è la risposta che mi sono data.
Viviamo in un mondo dove tutti fanno sesso con tutte, dove c’è poco rispetto anche per la persona amata, dove dopo anni di amicizia arriva Tizio e ci prova con Caia, alla quale casca il mondo addosso perchè il suo migliore amico si è trasformato in “peppoPIG”; arriviamo ad avere amiche che senza ritegno ti puntano il ragazzo con cui esci e amici di lui che invece mandano una raffica di messaggi a te.
Dal vecchio amico di penna, siamo letteralmente passati all’ amica del pene e all’ amico pene. (Oops sono forse scurrile o si può usare questa parola ? )
Ci sono le famose Milf, divorziate che si sentono giovani “inside”, ma più che giovani mi sembrano delle scappate di casa; ci sono “tardoni” che si fanno lampade a più non posso e comprano felpe con il cappuccio e occhiali da sole specchiati (di ogni colore, basta che non sia sobrio) e ti si presentano a sbocciare la domenica sera al Tocqueville e ti postano la foto su ig con hashtag #toctoc -“Avanti! Chi è?” “Sono il Lupo Mangia Frutta” “Che frutta vuoi?” “La patata” “Benone, non è frutta è verdura, domani alle 6:30 la prima via a sinistra c’è il fruttivendolo”)


Mi piace l’ epoca che mi è toccata, ma vedo tanta gente vivere superficialmente, abbandonarsi nelle braccia di ogni finto principe azzurro, che si scolorisce dopo un…lavaggio; tante conoscenze e poche amicizie; tanto volume fuori e un gran silenzio dentro.
Mi piacerebbe invece che la maggior parte dei miei simili riscoprisse i vecchi valori, anche quelli di due righe su un pezzo di carta, il tempo speso nello scrivere due parole non sarà mai tempo perso, bensì investito.

http://www.grazia.it/Stile-di-vitaletteradamore

Photodigitalart

Ciao a tutti <3

Oggi vi mostro il mio ultimo shooting del 2013 che ho fatto anche insieme alla mia sorellina (“ina” si fa per dire dato che ha già compiuto 17 anni!) con lo studio fotografico Photodigitalart.
Le foto sono state fatte sia in studio che in esterna, in un maneggio a Pisa.
Spero vi piaccia!

 

V.

 

“Io vorrei…Non vorrei…Ma se vuoi…”: gli uomini, Battisti e Peter Pan.

“Io vorrei… Non vorrei… Ma se vuoi…”. Questo è il titolo di una famosa canzone di Lucio Battisti. Anzi, era il titolo di una famosa canzone di Lucio Battisti. Ad oggi, queste parole, rappresentano un’intera categoria di uomini compresi tra i trenta e i quarant’anni. Eterni Peter Pan di un’isola che, per l’appunto, non c’è. O meglio esiste, ma solo nelle favole raccontate prima di adagiarci beatamente tra le braccia di Morfeo. Piccole bambine, cullate dai nostri genitori, in letti troppo grandi per noi. Bambine, ormai donne, che tentiamo di costruire rapporti con “uomini-bambini”.

La calzamaglia verde è passata di moda. Per non parlare del berretto con la piuma e della polvere di fata da spruzzare sulla nave. Uomini maturi nella teoria ed immaturi nella pratica. Incapaci di prendersi le proprie responsabilità. Terrorizzati dall’ammettere di essere “cresciutelli” per giocare ancora al playboy di balera. Intrappolati nel mito “dell’amo la mia libertà”.

Vorrei farvi notare solo una cosa: il fascino di Johnny Depp con il capello ribelle, un giubbotto di pelle e qualche tatuaggio mentre guida una moto non appartiene alla stragrande maggioranza di voi.

Per la cronaca dico anche che noi non siamo proprio identiche ad una Kate Moss vestita di sola lingerie e pelliccia ecologica. Ma qualche conto con la nostra età e le responsabilità lo facciamo spesso. Sicuramente molto più di voi.

I tempi e le mode cambiano. Così come cambiamo noi e il nostro modo di agire. Ma il fingersi eterni bambini non fa bene a nessuno. Uomo o donna che sia. Possiamo raccontarci e raccontare bugie, favole, illusioni però i conti con la realtà e soprattutto con noi stessi andranno fatti.

Da donna, forse un po’ troppo spesso, prendo le difese della mia categoria scagliandomi contro quella opposta. Infatti, se ci sono uomini così, la colpa molto spesso è proprio di noi donne che consentiamo a suddetti bamboccioni di agire in questo modo. Vorrei inoltre ricordare il finale della storia di Peter Pan. Il ragazzo che non voleva crescere, con ancora tutti i denti da latte, resta sull’Isola che non c’è mentre l’adorata Wendy fa ritorno nella sua amata Londra. Saranno messaggi subliminali di James Matthew Barrie?
Ai posteri l’ardua sentenza. Per il momento, auguro a tutte le Wendy di questo mondo di far ritorno alla propria Londra. Il prima possibile.

G.

P.s: in favore dei nostri mariti, fidanzati, beneauguranti e presunti tali voglio scagliare una lancia e dire che, come premesso, questa è solo una categoria. Gli Uomini con la “U” maiuscola esistono ancora, per fortuna. Vanno solo cercati bene. Un bacio.

Il Cinema.

Leonardo Pieraccioni nella sua pagina ufficiale di facebook ha la seguente foto di copertina:
cineEcco, io non ci vedo dei meri bambini in questa foto, ma questi, che si sbellicano dalle risate, potrebbero essere benissimo vostro padre e vostra madre, i vostri nonni, un ragazzo di 25 anni, una di 32 e via dicendo.
Il fanciullino che c’è dentro ognuno di noi.
Perchè andare al cinema è come staccare dalla realtà, dimenticarsi che sei su una poltrincina e immedesimarti nei personaggi, sentirti dentro lo schermo.
Amo il cinema, amo entrare e sentire l’ odore del burro emanato dai pop-corn caldi, vedere i colori della parete di caramelle, per poi prendere posto nelle poltroncine larghe di velluto scarlatto (il cinema che preferisco in assoluto infatti è l’Adriano a Roma in piazza Cavour. Ormai le poltroncine rosse sono introvabili).


Proprio perchè mi piace godermi il film dall’inizio alla fine e non perdermi alcun particolare, ci sono giorni e orari in cui evito il cinema.
Evito il martedì dove le donne entrano a metà prezzo, perchè di solito starnazzano dal primo all’ ultimo minuto, l’80% di loro è uscita pari a farsi una bevuta, non perchè veramente sono interessate a ciò che stanno guardando; evito il secondo spettacolo del venerdì, il sabato e la domenica, perchè tanto nelle sale piene non sarà mai l’ educazione a regnare, ci sarà sempre il beota dietro di te che spinge lo schienale della tua poltrona coi piedi, quello che deve commentare ogni scena del film, quello che ride quando non c’è da ridere, quello che si vergogna delle eventuali scene di sesso allora inizia a farci le battute, quello che negli horror deve fare gli urletti, quello che non solo non spegne il cellulare, ma ti sparaflescia la luce negli occhi a ogni sms ricevuto e risponde pure alle chiamate…potrei continuare all’infinito.
Proprio per tutta questa grande maleducazione che pervade la sala (ovvio, più gent c’è, più il tasso si stronzetti aumenta) evito quei giorni.
Io mi devo sedere, aver già finito i miei pop-corn (must have dentro al cinema, ma il rumore della mia mandibola con menisco lussato non mi permette di sentire bene se è in movimento), e allora solo in quel modo posso lasciarmi cullare dai suoni, dalle immagini, dalle colonne sonore.
Purtroppo quell’ immagine che ci ha regalato il nostro grande Pieraccioni non rispecchia molto le sale del cinema di oggi, ora il cellulare non lo riusciamo a staccare, è più importante stare a chattare su whatsapp, piuttosto che evadere per due ore dalla vita quotidiana.
La vedo come una degradazione mentale negli adolescenti (e non solo), per stare dietro ai social network si perdono pezzi di vita che scorrono senza aspettare di certo loro.
Ma vabbè…

Ieri sono andata a vedere, con mio marito, il film di Martin Scorzese con Leonardo Di Caprio, immmagini forti di sesso, droga e poco Rock’n’Roll, una Wall Street che non penso esista, o magari solo a piccole dosi, enfatizza ogni eccesso che ci possa essere, però mi è piaciuto; lui, Leo di Caprio, bravo…peccato non averlo visto in lingua originale (con il mio inglese di adesso forse capirei mezza parola); il difetto? un pò lungo.
Il difetto in sala? la signora di circa 60 anni dietro di me ha parlato per tutto tutto tutto tutto tutto, e aiutatemi a dire tutto, il film! Quando la musica si alzava lei urlava per farsi sentire meglio dal marito, le faceva schifo tutto in ogni scena quel che la inorridiva la faceva trasalire e iniziava a gridarlo…Ma se non lepiace perchè non se ne va? Oppure comunque non può commentarlo dopo rispettando chi invece vuole ascoltare non lei ma il film?
Poi c’erano una ragazzina in mezzo a due ragazzini, sotto a sinistra, entrambi i ragazzini le grattavano la testa e lei se la ridacchiava, loro smessaggiando col cellulare, lei succhiando il nulla rimasto nel suo bicchiere di Coca-Cola provocando quel rumore fastidioso dell’attrito Cannuccia, bicchiere di carta plastificata; c’era anche lei che s’è fatta una chiamata giuliva con un suo amico (come faccio a sapere che era un amico e non un’amica? beh aveva talmente il volume alto del telefono che si sentiva anche quel che le diceva LUI).
Concludo dicendo che purtroppo ci sono anche questi grandi maleducati al mondo, ma cari…rispettate però chi è più civile di voi. Andate in un pub a farvi le chiacchiere, se veramente poi volete vedere il film affitatelo o compratelo in dvd…a casa potete poi parlare con chi volete e frantumare i maroni quanto vogliate.
Sto invecchiando o vorrei che si ritornasse ai tempi di una volta dove c’era la maschera che appena facevi qualcosa che non dovevi o disturbavi in qualche modo veniva a sgridarti…
The-End-300x297

Senza pause. Senza fiato.

Perché scrivi solo cose tristi? Perché quando sono felice esco.” Così diceva Tenco e così dovremmo fare tutti. Perché le cose belle meritano di essere vissute, senza pause e senza fiato.

Non c’è tempo per parlare, per scrivere, per fermarsi. Il tempo che scorre come la sabbia nella clessidra. Correre, sentire i battiti del nostro cuore, ascoltare i nostri pensieri o una musica che risuona nella testa.

Quando si è felici non ci sono pause, non ci sono perché, non c’è spiegazione e non c’è fiato da perdere. Si è felici e basta.

Una rosa, una parola, un messaggio. Il calore del camino, quello di un tramonto, quello del sole sulla pelle d’estate. Si dovrebbe essere felici anche solo per dare l’esempio.

Le lenzuola sfatte, il caffè a letto, le risate. Fermarsi, in silenzio, con il solo respiro a fare da sottofondo. L’acqua che ti scorre sulla pelle, i capelli bagnati, l’accappatoio bianco che ti avvolge. La serenità.

L’aperitivo con le amiche di sempre, le chiacchiere, le parole che scorrono. Leggere un libro, sperimentare ricette, sporcarsi le mani con la farina. Vivere.

Candele, profumi, luci soffuse. Andare in libreria, al cinema, a teatro. Ad una mostra. Riempirsi gli occhi di bellezza, perché la bellezza è gratis e va assaporata fino all’ultimo.

Senza pause e senza fiato.

G.

Diario di una wags…di serie B! Parte VII il matrimonio argentino

“Mogli e buoi dei paesi tuoi”.
Ho colto alla lettera il suddetto….detto!
Di simile c’è solo il buttero al gaucho.
Perché tra la Maremma e La Pampa c’è l’abisso dell’ Oceano.
Ebbene si, non contenta della mia monotona vita -ero soprannominata, insieme ad altre due mie amiche, la trottola- sono andata ad innamorarmi di un extracomunitario. (Badate bene che non sto dicendo in senso dispregiativo come ora siamo soliti indicare gli stranieri che vengono a fare i delinquentelli nel nostro paese-anche se effettivamente magari fanno parte dell’ Europa…-No no.. Dico perché è un dato di fatto: tra l’Europa e casa sua ci sono 15000 miglia circa di distanza)
Ma che ci importa.
Uno quando si innamora lo fa senza tanto pensarci e proprio perché non ci pensa!
Uno quando si innamora agisce col cuore e non con la mente.
Sono nata nell’anno in cui l’ Argentina vinse i mondiali, nella sera in cui l’ Italia giocava, ma mai e poi mai avrei pensato di andare in Argentina un domani -non perché non mi piacesse l’ idea del paese in se’, ma erano le 14 ore di aereo a lasciarmi perplessa.
Invece, damas y caballeros, due volte all’ anno con luis si raccoglie tutti i nostri coccini e andiamo “giù”, a casa.
In una realtà differente dalla mia, una realtà differente dallo stesso suo presente, ma quella in cui è cresciuto.
E poi… Quell’ argentino di cui mi sono innamorata, me lo sono pure sposato!
Abbiamo fatto una cerimonia bellissima qui a Grosseto, in centro, eravamo pochi intimi, un ottantina di selezionatissimi -quanto mi è dispiaciuto non avere tutti, potrei fare una sfilza di nomi che avrei voluto con me ma che non hanno potuto-, avevo un abito secondo me fantastico proprio come lo avevo sempre sognato, una conchiglia spumosa e sfumata, avevo il mio fidanzato alto, moro e muscoloso ad aspettarmi all’altare e mio babbo che mi accompagnava -i “maratoneti”ci chiamavano:in 19 secondi ero già arrivata-, tutti i miei nonni (solo nonno Umberto mancava, che ci ha lasciati 10 anni fa), mamma, i miei amici greci, le mie care e adorate amiche di sempre a farmi da damigelle, le mie fidate testimoni -la bionda e la mora- le mie sorelle della vita, i miei zii, i compagni di mio marito e le mie due stupende Ketty e Valeria – che ringrazio davvero il dio calciomercato per avermele fatte incontrare-, i miei amici del forte e quelli di Firenze, ecc ecc ecc; poi dall’ Argentina……… Mio suocero.
Ecco.. ora io dico, anche se il mio amore ha amici in Italia visto che ci abita da 14 anni (12 anni allora), come poteva sentirsi, povera stella, a sposarsi senza la sua numerosa famiglia – pur essendoci il pilastro portante, quale suo babbo, a rappresentarla.
Perciò abbiamo deciso di fare un secondo matrimonio.
Se era stato stressante organizzarne uno in presenza, figurati un secondo a distanza e in un’altra lingua.
Ma tanto ero la trottola, giusto?
Il 4 gennaio scorso quindi c’é stato il grande evento a Colonia 25 de Mayo, provincia della Pampa.
Della mia famiglia chi c’era? Nessuno.
Poggio e buca fa pari.
(Ce l’ho coi detti oggi mi sembra)
Eravamo 127, 10 ore consecutive di festa, brindisi, cumbia, bachata, cuarteto, chi più ne ha per favore ne metta; era un “chi la dura la vince” per tutte le età, dai tre mesi agli 80 anni, tutti in mezzo, treni, trenini, treni-merce, tocca l’occhio a quello davanti a te, toccagli l’orecchio, toccagli il ginocchio, toccagli la pancia, prendi-la-mano-di-quello-davanti-a-quello-davanti-a-te-dando-la-mano-libera-a-quello-dietro-a-quello-dietro-a-te il tutto sotto culo, sennò di fianco era troppo facile…invece no, meglio stare gobboni, che io dietro poi avevo mio marito e diciamo la verità.. Quando l’animatore diceva di toccare l’orecchio a quello davanti lui andava su una tetta e quando invece era la volta dei fianchi lui mi toccava “i’culo” -come si dice a Firenze- quindi eran più le volte che zompavo per aria o infilavo un dito nell’occhio a “quello-davanti” che quelle che seguivo i comandi.
Mi son mangiata due sandwich, tre pezzi di asado, due chorizo, due pezzi di matambre, un coscio di pollo, il tutto imbevuto di chimichurri, insalata, verdure grigliate, ancora asado, un panino e 5 grissini fatti in casa, insalata russa, qualcosa che non mi ricordo, ho bevuto quattro bicchieri di birra, una bottiglietta d’acqua, m’hanno fatto dire due cazzate al microfono perchè un’italiana che parla spagnolo era la novità, lo zio di Luis ha sfilato e ballato come uno dei centocelle col suo vestito..bianco.., ha raccontato
una barzelletta, bella bellissima, ma forse troppo lunga, dato che ho perso il filo un paio di volte, in fondo però ho riso. Dopo la cena, ma prima dei dolci, ho ballato con tutti gli invitati maschi il valz (da noi sarebbe il buon vecchio Valzer) e Luis con tutte le invitate femmine -poi se erano tutti/e non lo so di preciso, so solo che quel momento non finiva mai e ogni uomo guidava diversamente nel ballo- non appena cambiavo di cavaliere dovevo girarmi verso il fotografo a fare la foto.. Alla fine la musica è andata a scemare e miei piedi, nelle mie Jeffrey di cavallino rosa, hanno gioito!
Eccoci poi al taglio della torta, di cui io dopo nemmeno una briciola ho visto, ma sono riuscita ad accaparrarmi una fetta di selvanegra e una di una torta fatta con panna e gelatina di frutta. Poi giù di nuovo a ballare con Luis in mezzo al cerchio umano di invitati.
Ragazze l’avete visto il mio vestito? Bello vero?
Alle due e mezzo ero con un paio di shorts di jeans, canotta e golden Goose.. E chi s’é visto s’è visto!
Abbiamo continuato a ballare, poi sono usciti i cotillon, che io non volevo perché odio la spuma, mio cognato la prima cosa che ha visto bene di fare, appena preso il suo cappellino di plastica, è stato darmi una bella spruzzata negli occhi, occhi su cui avevo del ciglia finte doppio strato che pesavano almeno 6 etti l’una e in cui avevo le lenti a contatto, senza le quali andavo alla “ndo coio coio”!
Quindi diciamo che la parte “carnevalesca” ho preferito saltarla e mi sono messa a fare i grattini in testa a mio nipote che era crollato.
In tutto ciò mi sono accorta, anzi no.. ho avuto l’ennesima conferma che mio marito non é fatto per bere, al secondo brindisi era già a galline!
Ho cercato di riportarlo sulla retta via.
Poi ancora a ballare, consegnare le bomboniere, salutare chi non ce la faceva più a stare ritto quindi se ne andava, poi alle 4:30 è uscita la pizza, acqua, birra, loro si son bevuti un diluvio di fernet con cola (bleah) e tra trippole e trappole si son fatte le 6:30.
Questo è il sunto del sunto del sunto. Se c’è un po’ di intercalare toscano chiedo venia, ma ogni tanto non ci sta male.
Se mi sono divertita? Certo che si!!! Ve l’ho detto che è un sunto del sunto del sunto..!
Se lo rifarei? Altre mille volte.
Se gli ridirei quel si?… altre infinite volte.
Se mi chiedo “chi me l’ha fatto fare”? Altre mil…. Eheh no scherzo.. MAI.
Sono tanto contenta di avere una seconda casa dall’altra parte del mondo, che i miei anni solari abbiamo due estati e due inverni.
Che ci siano persone nell’emisfero australe che mi vogliono bene e che aspettano di 5 mesi in 5 mesi per riabbracciarci.
Vederli per Skype quando siamo lontani e godermeli in ogni attimo quei giorni in cui siamo là, per riportare in Italia il calore di ognuno a farci compagnia.
Mogli e buoi dei paesi tuoi é solo un vecchio e bigotto detto, basta avere una mente più aperta, una voglia di conoscere, basta non darsi dei limiti ottusi e allora ti puoi scegliere pure un eschimese e andare a sposarti in un igloo.
-beh con l’eschimese forse ho esagerato-!!!

Baci bellezze.

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La verità è che non gli piaci abbastanza: vademecum per non baciare tutti i rospi del reame.

Fidati, se un uomo si comporta come se non gliene fregasse un cazzo di te, non gliene frega un cazzo di te. Davvero.

Rullo di tamburi: stampatevi questa frase in fronte.

Ho già parlato della trasformazione del genere maschile in “uomo minchia”. Ammettiamolo, da donna sono di parte e loro hanno molte colpe. Ma le donne hanno veramente lo strano istinto di aggrapparsi al pugnale che le trafigge. Siamo un po’ masochiste in verità. Cerchiamo scuse, giustificazioni. Ma se un uomo non chiama lo fa perché non ha assolutamente voglia di sentire la vostra voce. Non è stato rapito dagli alieni, divorato dagli zombie, colpito da una tremenda malattia o corso a curare la nonnina in montagna (magari è in montagna ma suddetta nonnina ha un quinta di seno e un vitino da vespa, ecco).

Gli uomini non promettono, quelli veri vengono a prendervi e vi portano via. Se un uomo vuole stare con voi non ci sono orari, distanze, alieni, zombie o nonnine. Scalerà anche l’Everest se necessario, ma starà con voi. Vi chiamerà (e per chiamare intendo una telefonata, quelle vere, voce a voce), vi inviterà ad uscire, vi passerà a prendere e vi porterà in quel bel locale dove ha prenotato solo per voi.

Siamo principesse, ma vediamo di non lasciare la Louboutin incastrata nel sanpietrino. Svegliatevi e fatevi furbe. Se cercate l’amore, quello vero, arriverà quando meno ve lo aspettate ma è chiaro che non lo troverete in tutti i rospi del reame. Che poi i rospi sono anche un po’ mollicci. Baciarli tutti aspettando la trasformazione in principe azzurro comporterà un dispendioso acquisto di casse di Labello. Quindi, se proprio dobbiamo spendere i nostri risparmi, compriamo scarpe. Quelle non sono mai abbastanza e danno sempre soddisfazione.

Meritate molto di più degli “scarti” di tempo di qualcuno. Delle telefonate non ricevute. Della miriade di emoticon su whatsapp. Del “Non sono mai stato per la monogamia. Non mi voglio legare a qualcuno perché amo la mia libertà.” Imparate a chiedere gesti, parole, attenzioni, emozioni vere. Questo è quello che meritano tutte le donne.

A tutte le principesse vere e a quelle che ancora non hanno trovato la corona giusta per loro.

G.